Di Emiliana Sancamillo Nel cuore del cinema, nascosto tra materiali, pigmenti e siliconi, c’è un mestiere fatto di pazienza, visione e meraviglia. Leonardo Cruciano è uno dei suoi massimi interpreti: artigiano degli effetti speciali, scultore di creature, regista silenzioso di trasformazioni. In questa intervista per BAC – Bellezza, Arte e Creatività – ci accompagna in un viaggio che attraversa memoria, tecnica e passione. Dal Sud Italia ai set internazionali, il racconto di un percorso unico, dove l’immaginazione non è evasione, ma resistenza creativa.

Leonardo, raccontaci, com'è nato il tuo amore per gli effetti speciali e come sei arrivato a farne una professione? Devo fare una premessa biografica. Vengo da Bari, che negli anni Ottanta, quando ero bambino, non era la stupenda città che ci appare oggi, soprattutto nelle periferie era un luogo ancora pieno di povertà, di arretratezza culturale e tecnologica, ma al contempo un polo di lavoro per famiglie di operai e impiegati in mezzo al poco che il Sud offriva. Quindi un mondo evidentemente soggetto anche alla mafie e alla delinquenza, che se mi volto indietro a guardarlo oggi mi sembra davvero troppo squallido, difficile e così tanto pericoloso per un bambino. In quel mondo secondo me la fantasia ti poteva salvare: la capacità di immaginare faceva la differenza. E io immaginavo tanto, tutto intorno a me e lo disegnavo. I mondi e le creature dei racconti sul balcone di mia nonna e mio padre crescendo hanno lasciato mammano spazio alla TV e, quando mi ci portavano, addirittura al Cinema. C’erano i cartoni animati e i giocattoli, certo, le sale giochi con i primi videogames, ma “Le creature dei sogni” si materializzavano in Immagini così reali solamente nei FILM. Guardavo estasiato ogni creatura al cinema e regolarmente rimanevo poi disilluso dalle parole dei “Grandi” quando mi spiegavano grossolanamente che non si trattava mai di cose vere. Un giorno però davanti ad “E.T., l’Extraterrestre” la spiegazione di mio padre cambia: “sì” non si trattava di un “Alieno Vero” ma era un robot che recitava da Alieno. Per me questa era una scoperta fantastica: c’erano persone che creavano robot veri e vivi che andavano in giro “a fare gli Alieni”. Quindi è stato grazie alla mia famiglia che si è sempre sacrificata, pur non avendo le economie per mandarmi fuori, che ho potuto svolgere i miei studi artistici fino a laurearmi in Belle Arti e seguire anche i corsi e master locali di Cinema. Parallelamente, gli stessi limiti economici, mi costringevano a lavorare. Per non discostarmi troppo dai miei interessi dovevo “Arrangiarmi” intraprendendo tutto ciò che a quelle latitudini mi permetteva di lavorare creativamente seppure a bassi livelli. Così mi sono lanciato a fare l’illustratore, il ritrattista e caricaturista in vari eventi e convention, il pittore copista “Manierista”, lo scenotecnico teatrale e in tv locali, il decoratore, l’aiuto attrezzista, oltre che scultore e ricoprire ruoli di manovalanza tra Lirica e Fiction Tv. Insomma, per poter iniziare davvero il mio sogno di fare i “MOSTRI” nel mondo del cinema ho dovuto aspettare il 2003 e trasferirmi a Roma per lavorare come Model Maker sulla serie HBO “Rome”, e tutto grazie al grande attrezzista Giancarlo Carbonaro che mi ha raccolto tra brutti set improbabili di un Sud dimenticabile dandomi la mia prima vera opportunità nel mondo che sognavo. Oggi però lego questa mia esigenza di creare “Trucchi, Mostri e Magia” alla necessità di portare “Sogni” in tutti quei mondi così poco Magici. Tra i tanti progetti a cui hai collaborato, ce n’è uno che ha rappresentato un punto di crescita o una tappa significativa per te? Da più di 20 anni ora vivo e lavoro a Roma, anche se poi giro per i set del mondo. Oggi guido e dirigo la mia fantastica Imaginari Factory, ma sono anche stato SFX Art Director di “Baburka Factory SFX”, il fondatore e Art Director di Makinarium SFX/VFX e precedentemente per anni ho operato come “LCWorkshop”. Posso Incredibilmente vantare 2 David di Donatello e altre nomination, diversi premi di settore come il “Premio Carlo Rambaldi”; sono stato nominato anche “MAM”, e sono arrivato a Los Angeles in nomination per i “Guild Awards, 2019-2020” come “Best Prosthetic Make up“ per il film “6 Underground”. Ma ancor più incredibilmente, per chi arriva come me dal nulla, scorrendo la mia bio si notano le mie collaborazioni con registi come Riddley Scott, Michael Bay, Roland Emmerich, Antoine Fuqua, Mel Gibson, D.W.Medoff, Catherine HardWicke, Hugh Hudson, Michael Apted, Michael Bay, George Clooney, Spike Lee, Robert Zemeckis, Paolo Sorrentino, Niccolò Ammaniti, Andrej Končalovskij, Vlad Marsavin, e partecipato a progetti come “Tomb Raider”, “BEN HUR”, “Zoolander 2”, “Wonderwell”, “All The money of the World”, “Hallucinaut”, “Dampyr”, “Marie Magdalene”, “The Witches”, nochè serie come “Catch 22”, “The Alienist: Angel of Darkness”. Eppure, posso affermare con certezza che l’esperienza che più mi ha fatto crescere professionalmente è quella di aver disegnato e realizzato tutte le creature e gli effetti speciali visivi de “Il Racconto dei Racconti” di Matteo Garrone, con una equipe fantastica. Il nome “Imaginari Factory” evoca un mondo visionario: qual è la visione artistica che guida il vostro lavoro? Innanzitutto ci tengo a precisare che in fin dei conti siamo proprio in tutto e per tutto degli “ARTIGIANI”. Rivendico questa identità di Factory Tecnologica “Artigianale” perché è più identitaria di ciò che questo gruppo svolge e ricerca ogni giorno. Ci mettiamo tutti i giorni al servizio di progetti più grandi con visioni di altri autori e registi creando manufatti più o meno tecnologici ma dal sensazionale impatto visivo. Siamo specializzati nella riproduzione iperrealista di persone, animali e oggetti e nella realizzazione di Animatronici quanto nella creazione di trucchi speciali, creature e cambi d’identità di attori e personaggi in qualsiasi contesto artistico e cinematografico. Mettiamo del nostro dentro visioni progettuali corali più ampie. Questo non sminuisce la nostra ricerca, ma le conferisce forse maggiore oggettività nel valutarne i risultati e i progressi. Non abbiamo quindi una visione “Artistica” intesa come ricerca espressiva di “arte per l’arte”, Ma, abbiamo una nostra visione, “un mondo immaginifico” che penetra in tutto ciò che creiamo al servizio di altri al pari delle nostre competenze tecniche e manuali. Cerchiamo quindi di proporre i nostri “occhi, cuore, cervello e mani” in ogni lavoro che affrontiamo. Siamo esseri “Imaginari”.



Quanto è importante lo studio del corpo umano e dell’anatomia per chi lavora con protesi, creature e make-up FX? Proprio perché parlo dalla testa di un gruppo specializzato nella riproduzione iperrealista delle figure umane, sarebbe quantomeno bizzarro che sottovalutassimo l’importanza della anatomia in ogni sua forma e dettaglio. Ma la necessità di una adeguata preparazione in anatomia umana e comparata va ben aldilà di questa più facile associazione tra persona reale e sua fedele riproduzione scultorea e pittorica. Infatti in ogni aspetto del Character design ci si confronta con l’analisi della realtà fisica che ci circonda, anche se si creano Esseri fantastici. La credibilità di ciò che proponiamo con i nostri design si basa sulla plausibilità che come fruitori attribuiamo loro, come avrà lo scheletro e le articolazioni, il grasso e i muscoli, la pelle e il pelo. Per crearci una anatomia inventata dobbiamo studiare le regole di quella che viviamo e percepiamo nella realtà quotidiana. Per eseguire un Invecchiamento su un attore dobbiamo fare una scommessa sul come potrebbe “Naturalmente” invecchiare studiando ogni aspetto anatomico della vecchiaia punto per punto, forme, pelle, rughe, colori. Spesso come fruitori non capiamo perché un lavoro di Prosthetic Make up tecnicamente ineccepibile a livello di manifattura delle protesi non risulti convincente e credibilmente vero: sembra fatto bene ma percepiamo comunque che qualcosa non va. Per questo crearsi sempre più solide basi di studio, a partire dall’anatomia, ci permette di analizzare e qualsiasi aspetto dell’illusione alla quale prendiamo parte e migliorala continuamente all’evolversi dello sguardo dello spettatore.



Il tuo lavoro ha superato da tempo i confini del cinema per toccare ambiti come la moda e le arti visive. Oggi i make up artist tendono ad essere iper specializzati, quanto credi sia un limite restare legati a un solo settore? E quanto invece è importante contaminarsi per evolvere come artista e professionista? In questo caso parlo per me che, in una fucina di tante persone con know how differenti all’opera tutti i giorni, con sfide diverse trovo la mia naturale dimensione, imparo ed assorbo in maniera esponenziale. Ho costantemente bisogno di crescere, studiare e fare mille esperienze per non “morire” lentamente. Lavorare restando di base in Italia ti obbliga a coprire più ruoli e compiti, ma, l’errore di valutazione che si fa a mio avviso è quello di non considerare questo anche come un opportunità come faccio io da tempo. Avere più compiti non significa non specializzarsi. Non credo che ognuno di noi abbia una sola dote intellettiva e manuale iper specializzata da poter sviluppare nel corso di una carriera professionale. Io per necessità lavorative ho dovuto coprire molti compiti e mansioni imparando ed impegnandomi sempre al massimo e questo ha fatto di me un buon Supervisore, perché avevo ampie conoscenze di tutto il processo realizzati o dei miei laboratori. Ma altresì, oltre a progettare e programmare ogni aspetto di ogni reparto della Factory, al suo interno sono sempre più specializzato nella Pittura e Finalizzazione di iperrealismo, modellazione manuale e texture e Disegnatore.



Cosa ti ha spinto ad accettare l’invito di BAC e unirti a questo evento che celebra la connessione tra bellezza, arte e creatività? Una delle missioni che da anni porto avanti è la divulgazione del mio mestiere e il racconto del fare artigianato oggi per il Cinema e lo Spettacolo alle giovani generazioni . Portare una narrazione diversa da quella che spesso riscontriamo nei social e nella società in genere nel ricercare la propria affermazione professionale nel guadagnare più soldi possibili facendo il meno possibile. In un mondo che premia chi sfrutta la propria intelligenza al meglio creando una immagine popolare di se stessi, del proprio corpo e del personaggio che ci si crea per influenzare gli altri, Mi sembra doveroso accogliere inviti come questo per parlare di altro: della felicità di lavorare tanto con le mani, il cervello e la passione, stanchi morti ma col sorriso a fine giornata. Io creo Mondi fantastici e magici in cui trasformare persone in altre, creo Draghi e animali unici condividendo ogni mia lunghissima giornata con persone che apprezzo e alle quali voglio bene e posso uscire dal laboratorio o dal set , comunque sia andata, guardando con gioia a ciò che abbiamo fatto. Questo evento mi permette di raccontare ancora una volta la bellezza che si cela dietro a ciò che sembra così “Brutto” così faticoso poco remunerativo, così “Diverso” agli occhi dei più, quel “Non essere un cosa normale” da fare che diventa una cosa “Speciale” in barba a tutti. C’è un tema su cui vorresti vedere più consapevolezza o ricerca, magari anche all’interno di manifestazioni come BAC? Forse mi piacerebbe si analizzassero di più gli equilibri necessari alla crescita e formazione interiore del cammino professionale individuale di chi crea, la strada che corre tra l’eccessiva autocritica e l’esaltazione del proprio ego, le ansie del lavoro precario e le necessità di esprimere un proprio stile, il voler arrivare ad una fama e far crescere un impresa secondo propri valori etici. Quale messaggio o ispirazione speri di lasciare ai partecipanti della seconda edizione di bac Rivolgendomi a chi oggi intraprende un proprio sogno lavorativo: se questo è fatto di studio, dedizione, sacrifici, forse troppo nuovo e tanto incerto ma altresì così terribilmente necessario che nulla di tutto ciò alla fine basta a spaventarvi, allora, dal primo giorno quel lavoro sarà motivo di felicità e vorrete solo che non finisca più. Nessuna scorciatoia e successo non guadagnato porta alcuna soddisfazione.




